Il nostro rappresentante a Controradio

Ottobre 31, 2008

Perdonate il ritardo con cui inseriamo questa notizia, ma… nonostante quello che dicono BerlusconiBrunetta&Co, quelli che protestano non sono fannulloni che cercano scuse per non studiare e/o lavorare, ma continuano a seguire e dare esami nonostante tutto.

Martedì 28 ottobre uno dei rappresentanti degli studenti di Fisica, Antonello Miucci, è stato invitato ad intervenire sull’argomento della protesta studentesca e in particolare di Fisica durante la trasmissione radiofonica “Basette” su Controradio.

Trovate il podcast della trasmissione su

http://www.ustream.tv/recorded/820420

Antonello parla all’incirca dal minuto 12 al minuto 17.


Breve sommario della situazione

Ottobre 29, 2008
  • Il Decreto Legge 112/2008 e’ diventata LEGGE DELLO STATO con il numero 133 del 25 agosto 2008 < http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm > Artt. incriminati: 16, 66, 67.
  • Il Decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137 “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”, detto anche Decreto Gelmini e’ diventato poche ore fa LEGGE DELLO STATO (Senato della Repubblica, 29 ottobre, 162 voti pro – 134 contro) < http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08137d.htm >.
  • Rimane ancora in attesa di approvazione (ci pare) il Disegno di Legge 1441 che nella quarta rilettura alla Camera (1441-quater) e’ stato modificato all’art.37, cancellando di fatto le norme in materia di stabilizzazione introdotte da Prodi nella precedente finanziaria < http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8075 >.

Quali sono le soluzioni possibili?

  1. Il governo medesimo presenti un disegno di legge oppure un decreto legge che disponga la modifica delle leggi dello stato sopracitate. Probabilita’ praticamente infinitesima.
  2. L’opposizione presenta un disegno di legge per la modifica delle leggi sopracitate. Ammesso che lo facciano non sopravviverebbe ad una sola votazione in commissione.
  3. Un ritocco della finanziaria per ottenere qualche spicciolo in più.
  4. Referendum abrogativo.

Non ce ne vengono altre in mente.

[Grazie a Roberto]


Mille click in tre giorni

Ottobre 28, 2008

… vuol dire che la gente ha a cuore la situazione, si interessa e si informa.

Continuiamo così!


Ecco cosa pensano di noi…

Ottobre 28, 2008

Un breve prologo da Wikipedia.

Nature è una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale.”

Bene. Mercoledì 15 ottobre su Nature è stato pubblicato il seguente articolo. (http://www.nature.com/news/2008/081015/full/455840b.html)

Una nuova legge minaccia i ricercatori italiani

Quasi 2000 ricercatori italiani perderanno le posizioni a tempo indeterminato loro promesse a causa di una legge che ci si attende entri in vigore entro la fine dell’anno. Potrebbero dover lasciare del tutto la ricerca pubblica.

La scorsa settimana la Camera dei Deputati, nelle mani del nuovo governo di centro destra di Silvio Berlusconi, ha considerato il provvedimento inteso a ridurre la spesa pubblica riducendo i servizi di pubblica utilità. Diversi ricercatori si sono messi all’asta su eBay, come parte della campagna che ha anche coinvolto decine di migliaia di persone che hanno espresso la loro protesta manifestando per le strade di Roma e di altre città.

La proposta di legge stravolge a sua volta un’altra legge passata sotto il precedente governo di centro sinistra secondo la quale i ricercatori impiegati a tempo determinato da lungo tempo potessero essere assunti a tempo indeterminato, se sufficientemente qualificati. Poiché la proposta di legge impedisce anche che gli scienziati siano impiegati tramite contratti a breve termine, chi è stato già selezionato per un posto permanente e ha avuto contratti per più di tre anni negli ultimi cinque sarà mandato via.

Renato Brunetta, il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione che ha preparato il provvedimento, ha ulteriormente fatto infuriare gli scienziati dando del fannullone a numerosi dipendenti pubblici.

I ricercatori in Italia sono dipendenti pubblici, ed il numero di posti disponibile è determinato dal governo centrale piuttosto che dai singoli enti di ricerca. Lo scorso decennio non ha visto quasi nessuna nuova assunzione, e pertanto il numero di ricercatori temporanei è salito alle stelle. Ci sono almeno 4500 precari, che saltano da un contratto a termine all’altro.

Gli scienziati affermano che la loro protesta non è diretta contro il sistema di reclutamento bensì contro il rapporto tra impiegati a tempo determinato e indeterminato. “Abbiamo cifre patologiche perché le nuove posizioni a tempo indeterminato sono state bloccate”, sono le parole di Luciano Maiani, presidente del CNR (Consiglio Nazionale della Ricerca).

La protesta ha indotto Brunetta ad affermare che i ricercatori saranno mantenuti al loro posto fino al primo Luglio del 2009, in modo che le loro rivendicazioni possano essere valutate. Ciò nonostante i presidenti di molti enti di ricerca italiani ritengono che l’unico modo di uscire da questa situazione sia una maggiore autonomia dal resto del settore del pubblico impiego. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia afferma: “Il governo dovrebbe riconoscere l’elevata professionalità e specificità del personale di ricerca – non è appropriato che esso sia soggetto alla generica normativa che regola il pubblico impiego”.

Claudio Gatti è un fisico delle particelle presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a Frascati che si trova a perdere un posto permanente che gli era stato promesso a causa della proposta di legge: in Italia, nel settore della ricerca, non c’è alcuna pianificazione, nessuna mobilità, nessun futuro – ma noi siamo pronti a combattere per i nostri diritti attraverso ogni mezzo legale a nostra disposizione”.

Il ministro della pubblica istruzione, università e ricerca scientifica non ha pubblicamente rilasciato alcun commento sulla situazione attuale e non ha riposto alla richiesta di un commento inoltratale da Nature.

Emiliano Fersin, Alison Abbot

Non ci sembra siano necessari commenti; a voi tutti l’ardua sentenza.

[Grazie a Marco per la traduzione]


Corteo e assemblea di domani martedì 28

Ottobre 27, 2008

Dai siti che pubblicizzano l’assemblea generale di domani, organizzata dal Coordinamento Stop 133:

La mobilitazione cresce di giorno in giorno, si rende necessaria una ASSEMBLEA GENERALE che unisca tutte le studentesse e gli studenti, i dottorandi, i ricercatori, i docenti. L’assemblea si terrà Martedì 28 Ottobre nell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza alle 9:30. Questa sarà una discussione comune sull’attacco che il Governo sta portando all’università pubblica italiana, sulle forme di lotta da intraprendere, su come coinvolgere tutti gli studenti, la comunità accademica e la cittadinanza, e soprattutto sull’università che vogliamo.

Durante il Consiglio di Facoltà di oggi, è stata approvata all’unanimità la sospensione delle lezioni di domani mattina per permettere a studenti e docenti di parteciparvi.

Inoltre, gli studenti di tutto il Campus si sono organizzati per raggiungere l’Ateneo in corteo, con partenza alle 8:30. Noi di Fisica ci incontriamo alle 8:15 in Dipartimento per poi unirci agli altri.

Finalmente anche noi siamo chiamati a far sentire la nostra voce, partecipiamo in massa!


Intervista a Cossiga

Ottobre 26, 2008

Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».

Ossia?

«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece?

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?

«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che…

«Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?

«Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no?

«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».

Quale incendio?

«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento Studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta?

«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all’inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com’era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c’è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

[Pubblicato giovedì 23 Ottobre 2008 su Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione]


L’ipotesi di Calamandrei

Ottobre 25, 2008

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece cha alle scuole pubbliche alle scuole private. A ‘quelle’ scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei

al III congresso dell’ Associazione a Difesa del la Scuola Nazionale,

a Roma l’ 11 febbraio 1950

[Grazie agli amici di Lecce]


Ci siamo anche noi!

Ottobre 24, 2008

Questo spazio nasce dalla necessità, manifestata a gran voce durante l’Assemblea degli Studenti di Fisica di Bari di giovedì 23 ottobre, organizzata per spiegare e discutere la parte della legge 133 che riguarda l’università, di non restare a guardare, senza far nulla, il nostro futuro mentre diventa sempre più nuvoloso e paurosamente incerto, e pertanto di poter da un lato comunicare ed organizzarci, e dall’altro informarci e informare.

Come vedete, al momento si tratta di un cantiere aperto; d’altra parte, non sarebbe male se continuasse ad esserlo, che ognuno giorno per giorno contribuisse a costruirlo, a dire la sua, a proporre, a discutere. Ci piacerebbe che, a questa iniziativa, partita dagli studenti e dottorandi di fisica di Bari, partecipino, con commenti, suggerimenti, articoli ecc., studenti di altre facoltà, altre università e anche qualsiasi cittadino che creda che Scuola e Università siano istituzioni su cui scommettere perché il mondo di domani sia migliore di quello di oggi.