Ecco cosa pensano di noi…

Un breve prologo da Wikipedia.

Nature è una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale.”

Bene. Mercoledì 15 ottobre su Nature è stato pubblicato il seguente articolo. (http://www.nature.com/news/2008/081015/full/455840b.html)

Una nuova legge minaccia i ricercatori italiani

Quasi 2000 ricercatori italiani perderanno le posizioni a tempo indeterminato loro promesse a causa di una legge che ci si attende entri in vigore entro la fine dell’anno. Potrebbero dover lasciare del tutto la ricerca pubblica.

La scorsa settimana la Camera dei Deputati, nelle mani del nuovo governo di centro destra di Silvio Berlusconi, ha considerato il provvedimento inteso a ridurre la spesa pubblica riducendo i servizi di pubblica utilità. Diversi ricercatori si sono messi all’asta su eBay, come parte della campagna che ha anche coinvolto decine di migliaia di persone che hanno espresso la loro protesta manifestando per le strade di Roma e di altre città.

La proposta di legge stravolge a sua volta un’altra legge passata sotto il precedente governo di centro sinistra secondo la quale i ricercatori impiegati a tempo determinato da lungo tempo potessero essere assunti a tempo indeterminato, se sufficientemente qualificati. Poiché la proposta di legge impedisce anche che gli scienziati siano impiegati tramite contratti a breve termine, chi è stato già selezionato per un posto permanente e ha avuto contratti per più di tre anni negli ultimi cinque sarà mandato via.

Renato Brunetta, il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione che ha preparato il provvedimento, ha ulteriormente fatto infuriare gli scienziati dando del fannullone a numerosi dipendenti pubblici.

I ricercatori in Italia sono dipendenti pubblici, ed il numero di posti disponibile è determinato dal governo centrale piuttosto che dai singoli enti di ricerca. Lo scorso decennio non ha visto quasi nessuna nuova assunzione, e pertanto il numero di ricercatori temporanei è salito alle stelle. Ci sono almeno 4500 precari, che saltano da un contratto a termine all’altro.

Gli scienziati affermano che la loro protesta non è diretta contro il sistema di reclutamento bensì contro il rapporto tra impiegati a tempo determinato e indeterminato. “Abbiamo cifre patologiche perché le nuove posizioni a tempo indeterminato sono state bloccate”, sono le parole di Luciano Maiani, presidente del CNR (Consiglio Nazionale della Ricerca).

La protesta ha indotto Brunetta ad affermare che i ricercatori saranno mantenuti al loro posto fino al primo Luglio del 2009, in modo che le loro rivendicazioni possano essere valutate. Ciò nonostante i presidenti di molti enti di ricerca italiani ritengono che l’unico modo di uscire da questa situazione sia una maggiore autonomia dal resto del settore del pubblico impiego. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia afferma: “Il governo dovrebbe riconoscere l’elevata professionalità e specificità del personale di ricerca – non è appropriato che esso sia soggetto alla generica normativa che regola il pubblico impiego”.

Claudio Gatti è un fisico delle particelle presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a Frascati che si trova a perdere un posto permanente che gli era stato promesso a causa della proposta di legge: in Italia, nel settore della ricerca, non c’è alcuna pianificazione, nessuna mobilità, nessun futuro – ma noi siamo pronti a combattere per i nostri diritti attraverso ogni mezzo legale a nostra disposizione”.

Il ministro della pubblica istruzione, università e ricerca scientifica non ha pubblicamente rilasciato alcun commento sulla situazione attuale e non ha riposto alla richiesta di un commento inoltratale da Nature.

Emiliano Fersin, Alison Abbot

Non ci sembra siano necessari commenti; a voi tutti l’ardua sentenza.

[Grazie a Marco per la traduzione]

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